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Olio d’oliva crollo produzione ma lievitano i prezzi con un più 38%

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La produzione di olio di oliva ha avuto nel mondo un crollo elevatissimo con un calo del 17% rispetto al 2013.

La produzione ha subito un calo pauroso perché i due paesi maggiori produttori di olio che sono la Spagna e l’Italia hanno avuto un raccolto del 50% in meno nella penisola iberica e del 30% inferiore rispetto allo scorso anno nel nostro paese.

In Italia sono stati raccolti solo 300 mila tonnellate di olive quando normalmente si arriva ad una produzione di 400 mila tonnellate.

In Puglia che la regione dove si produce il maggior quantitativo di olio la produzione è stata scarsissima per il tempo molto altalenante di questa estate e per l’improvviso disseccamento di 80 mila ettari di terreno adibiti alla coltivazione di alberi d’ulivo nel Salento.


La Coldiretti è molto allarmata per il calo vistoso della produzione di olio per la stagione 2014-2015 ed ha asserito che vi sarà un notevole aumento del prezzo dell’olio: “che gli effetti si fanno sentire sul mercato con un forte balzo dei prezzi dell’extravergine”.

La Coldiretti ha anche rimarcato che in Spagna alla camera di commercio di Jaen l’olio extravergine di oliva viene scambiato ad un prezzo superiore rispetto all’anno scorso del 17%.

L’impennata dei prezzi si è registrata anche alla Camera di Commercio di Bari dove l’olio extravergine ha un prezzo addirittura del 38% in più rispetto all’anno scorso.

I motivi di questo decremento della produzione sono stati determinati dalla pioggia che non è caduta nelle quantità giuste nella regione dell’Andalusia in Spagna e dalla produzione in Italia ch è stata molto inferiore alle previsioni in tutto il centro nord dal 35 al 50%.

Anche nelle due regioni che producono più olio in Italia Calabria e Puglia la produzione ha accusato una notevole diminuzione.

In Grecia si è invece registrata una produzione in notevole aumento come in Portogallo ed in Marocco dove vi è stata una produzione di 70 mila tonnellate.

La paura della Coldiretti è che il mercato italiano sia invaso da olio proveniente dal Medio Oriente e dai paesi del Nord Africa “che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza”.