Renzi: “Elly Schlein ha sbilanciato il Pd, io ricostruisco il centro”
Il leader di Italia Viva riapre il dialogo col Pd e rilancia il fronte centrista contro la deriva radicale di Elly Schlein.
Renzi torna a sinistra, ma solo per fondare un centro
Matteo Renzi torna dove tutto era cominciato: tra i gazebo e i dibattiti delle Feste dell’Unità. Dopo anni di gelo con il Partito Democratico, l’ex premier annuncia il suo ritorno sulla scena politica del centrosinistra, con l’obiettivo dichiarato di costruire “la tenda riformista che oggi manca”. Un messaggio chiaro a Elly Schlein, che secondo Renzi avrebbe spostato il Pd troppo a sinistra, lasciando scoperto il centro. E proprio in quel vuoto Renzi prova a infilarsi, radunando amministratori, civici, ex dem e nostalgici del Terzo Polo.
L’idea è quella di un nuovo fronte liberale, pragmatico, in grado di sfidare la “fascistella”, come lui definisce ironicamente Giorgia Meloni: “Come lo chiami un governo che spia giornalisti e attivisti?”, ha attaccato nell’intervista rilasciata a la Repubblica. Parole pesanti, accompagnate dall’intenzione di dialogare anche con vecchi nemici come Gianni Cuperlo e Nicola Zingaretti.
Dalla rottura col Pd al ritorno tra i gazebo
Il ritorno alle Feste dell’Unità ha un sapore amaro e strategico. Dopo il divorzio dal Pd nel 2019 e la fondazione di Italia Viva, Renzi non era più salito su un palco della kermesse dem. Un primo segnale era arrivato nel 2023, quando partecipò all’evento di Pesaro, invitato dall’ex sindaco Marco Ricci. All’epoca, Romano Prodi ironizzò: “C’è più festa in paradiso per un peccatore che per mille giusti… ma deve pentirsi”.
Renzi, però, più che pentito, appare determinato a rilanciare la sua linea. Ricorda di essere stato lui, nel 2014, a restituire il nome originario di “Festa dell’Unità” ai festival estivi del Pd, recuperando il legame simbolico con lo storico giornale comunista. Oggi torna a quel simbolo, ma per ribaltarne il significato: “Costruire l’alternativa” a una sinistra che definisce minoritaria, ideologica e lontana dalla realtà.
Un campo largo o un altro scisma?
Dietro il ritorno di Renzi c’è la volontà di giocare un ruolo decisivo nella partita che porterà all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. “Nessuno può permettersi di fare scherzi”, ha detto con tono sibillino. Ma l’iniziativa potrebbe creare nuovi attriti. Se da una parte punta a ricomporre un’area riformista ampia, dall’altra rischia di accentuare le fratture nel campo progressista.
Accanto a lui potrebbero allinearsi figure come Ernesto Maria Ruffini, Gaetano Manfredi, Beppe Sala e Silvia Salis. Una squadra di amministratori e tecnici con l’ambizione di dettare l’agenda su lavoro, impresa, scuola e diritti sociali. Temi centrali, che secondo Renzi oggi mancano nell’impostazione del Pd. “L’incantesimo della premier è finito. Ma per mandarla a casa, la sinistra deve smettere di litigare e stare con i riformisti”.
