Italia & Dintorni

Feltri furioso con i magistrati, “Se sei straniero e minacci, ti premiano”

Il caso del camerunense che ha minacciato la premier fa esplodere la rabbia di Feltri: “Siamo nella Repubblica delle toghe impazzite”.

“In Italia punito solo chi pensa contro il politicamente corretto”

Un attacco senza giri di parole quello firmato da Vittorio Feltri, che affida al suo editoriale un’invettiva durissima contro la magistratura italiana. Il giornalista denuncia un clima in cui il solo reato ancora perseguito sembra essere quello “di pensiero non conforme al politicamente corretto”, mentre a tutto il resto — sostiene — viene concesso libero sfogo, soprattutto se i responsabili sono stranieri.

Il caso scatenante è quello di un 27enne camerunense che, in un video delirante diffuso durante le festività pasquali davanti alla questura di Macerata, ha insultato pesantemente la premier Giorgia Meloni, sua figlia di otto anni, e la polizia. Tra frasi scurrili e affermazioni provocatorie, il soggetto si vantava di vivere alle spalle dello Stato italiano, senza pagare nulla, beffandosi della legge e delle istituzioni.

“La giudice Albano simbolo di una giustizia rovesciata”

Secondo Feltri, il fatto più sconcertante non è tanto l’uscita dell’uomo — definito “nullafacente, insolente e con precedenti” — quanto il fatto che l’espulsione sia stata bloccata da una sentenza firmata da Silvia Albano, giudice già nota per posizioni garantiste. Una decisione che per l’editorialista rappresenta “la miglior propaganda per la riforma della giustizia”.

«A noi, comuni cittadini, resta da pagare le tasse per mantenerlo. E da tacere, altrimenti rischiamo una denuncia per razzismo», scrive Feltri, sottolineando come in Italia «chi insulta il Paese resta, chi lo difende viene perseguitato». Secondo la sua visione, è ormai in atto una pericolosa deriva giuridica che premia “l’arroganza straniera” e punisce “l’italiano bianco, etero, conservatore”.

“La Repubblica delle toghe impazzite”

Feltri si spinge fino a parlare apertamente di una “Repubblica delle Toghe Impazzite”, dove i diritti vengono ribaltati e la logica sovvertita. Un Paese, accusa, “senza rispetto per se stesso, che non può pretendere rispetto da nessuno”.

«Perché dovremmo tenerci in casa un soggetto simile? Per arricchirci del suo elevato tasso culturale? O per continuare a essere umiliati?», domanda retoricamente Feltri, che vede in questa vicenda l’emblema di un’Italia rovesciata, dove porgere l’altra guancia è diventato un obbligo istituzionale e chi solleva critiche sull’immigrazione è tacciato di fomentare odio.

L’editorialista chiude con sarcasmo amaro: «Aspettiamo solo che il nostro eroe camerunense venga nominato senatore a vita, magari col plauso dell’Anm».