Italia & Dintorni

Conte ironizza: “Meloni? Scomparsa. Chiamiamo Chi l’ha visto”

Dopo la minaccia dei dazi al 30% da parte degli USA, l’opposizione incalza la premier accusandola di silenzio e sottomissione a Trump.

L’ironia dell’opposizione: “Dove è finita Giorgia Meloni?”

La politica italiana si infiamma dopo la lettera di Donald Trump con cui si minacciano dazi al 30% sull’import europeo, Italia compresa. L’opposizione si scaglia contro Giorgia Meloni, accusata di essere “sparita dai radar” proprio nel momento in cui servirebbe una reazione istituzionale forte.

«È scomparsa, chiamate Chi l’ha visto», ha ironizzato Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, che ha poi accusato la premier di fuggire dalle proprie responsabilità: «Aveva promesso zero dazi, ma ora che arrivano le lettere da Washington tace. Niente post, niente video, niente spiegazioni». Per Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, la presidente del Consiglio dovrebbe “uscire dalla modalità aereo” e tornare a confrontarsi in Parlamento: «Si prenda la responsabilità davanti al Paese».

Magi affonda: “Trump genitore 1, Meloni genitore 2 dei dazi”

Non meno caustico il leader di +Europa, Riccardo Magi, che ha parlato di «subalternità totale» della premier italiana al tycoon americano. «Meloni ha sostenuto Trump e ora ne paga le conseguenze. Se i dazi fossero un bambino, Trump sarebbe il genitore 1 e lei il genitore 2», ha affermato provocatoriamente.

Da sinistra arriva anche la stoccata di Angelo Bonelli (Avs): «Altro che patrioti, la destra italiana difende Trump, non l’Italia». Duro anche Enrico Borghi di Italia Viva, che punta il dito contro il “trumpismo di Meloni”, accusato di indebolire la posizione italiana in Europa.

Divisioni nel governo e diplomazia al lavoro

Nel governo si respira invece cautela. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha frenato gli allarmismi: «Il negoziato è ancora aperto. Nessuno vuole lo scontro con gli Stati Uniti», ha detto alla vigilia della sua visita a Washington, dove incontrerà il segretario di Stato Marco Rubio.

Ma nella maggioranza i toni sono tutt’altro che univoci. Il senatore Lucio Malan (Fratelli d’Italia) ha accusato l’opposizione di “sciacallaggio politico”, mentre Claudio Durigon (Lega) ha invece puntato il dito contro Ursula von der Leyen e la Commissione europea, colpevoli, secondo lui, di «guidare male i negoziati, tutti sbilanciati verso Berlino».

La risposta di Forza Italia non si è fatta attendere. Il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri ha difeso l’operato dell’Unione: «Chi scarica le colpe di Trump su Bruxelles lo fa solo per nascondere l’imbarazzo del governo». Dello stesso avviso Alessandro Cattaneo, che ha invocato «unità d’intenti» tra gli alleati. La Lega, però, rilancia: Claudio Borghi propone trattative bilaterali dirette tra Italia e USA. Da via della Scrofa, quartier generale di FdI, si continua a predicare prudenza: «Non è il momento di alzare polveroni, servono nervi saldi».