“Locomotiva d’Italia?”, Di Battista contro Bolloli: “Milano è solo marketing per ricchi”
A “In Onda” il confronto si accende sul caso Milano: Di Battista attacca il sistema, Bolloli difende la città e la libertà di stampa
Milano nel mirino: tra elogi, inchieste e retroscena
Toni accesi nella puntata di “In Onda” su La7, dove si è consumato uno scontro frontale tra l’ex deputato del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, e la giornalista di Libero, Brunella Bolloli. Al centro del dibattito, l’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto l’amministrazione di Milano e, più in generale, la visione della città meneghina.
Bolloli ha difeso con forza il capoluogo lombardo: “Mi domandavo quando è stato lui a Milano e dove ha visto questa città, a suo dire, disastrata. Milano non è affatto disastrata, è una ricchissima città per affari, economia, finanza e visione globale. È sempre stata la locomotiva d’Italia”.
La giornalista ha poi criticato la retorica grillina di una decina di anni fa, secondo la quale “ogni consulenza significava corruzione e con un avviso di garanzia ci si doveva dimettere. Non si può tornare a quel giustizialismo”.
La replica di Di Battista: “Non esiste libertà se l’informazione è in mano ai senatori”
Di Battista, senza esitazioni, ha contrattaccato. “Vorrei ricordare che Bolloli scrive per un giornale di proprietà di un senatore della Lega, Antonio Angelucci. In questo Paese è normale che un senatore possieda tre quotidiani”.
Una constatazione che ha subito trovato l’opposizione della conduttrice Marianna Aprile, intervenuta per difendere la collega: “Questo non ha nulla a che fare con la professionalità di Brunella Bolloli”. Ma Di Battista ha insistito: “C’entra, eccome. È un fatto. E riguarda la libertà dell’informazione e il pluralismo che dovrebbe essere garantito in democrazia”.
Investimenti, diseguaglianze e classe media: il messaggio politico di Di Battista
Tornando al tema centrale, l’ex parlamentare ha bocciato l’idea che Milano sia automaticamente un esempio virtuoso solo perché attrae capitali: “Bisogna valutare a chi vanno i benefici. Un Paese è civile quando ha una classe media forte, non quando ha un’élite e un esercito di disperati”.
Poi l’affondo alla politica degli ultimi trent’anni: “La classe media è stata erosa, anche per colpa del centrosinistra e dei sindacati. Oggi i cittadini non votano non perché sono pigri, ma perché pensano – spesso giustamente – che le decisioni vengano prese altrove, nei fondi finanziari, non in Parlamento”.
