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Muore in ospedale dopo due mesi di lotta, le avevano diagnosticano un’afta in gola ma era un carcinoma

Una 63enne di Mogliano Veneto è morta dopo due mesi di ricovero per un carcinoma al quarto stadio diagnosticato in ritardo, lasciando figli e nipotini.

La malattia scoperta tardi

Un semplice mal di gola, inizialmente scambiato per un’afta, si è trasformato in una diagnosi drammatica per Monica Favaro, 63 anni, collaboratrice scolastica di Mogliano Veneto. Nonostante le prime cure prescritte dal medico di base, il fastidio non passava. Dopo una serie di accertamenti, tra cui alcune ecografie, la scoperta sconvolgente: «Carcinoma al quarto stadio non operabile».

Il peggioramento è stato rapido. Dopo due mesi e mezzo di ricovero, la donna è deceduta il 1° luglio all’ospedale di Treviso.

I due mesi di cure e il coraggio di Monica

Il figlio Lorenzo ha raccontato al Messaggero: «Il 9 luglio le è stato fatto un intervento salvavita, ma i medici si sono trovati davanti una situazione ancora più delicata e grave del previsto».

La 63enne ha affrontato la malattia con grande dignità, pur consapevole della gravità: «Non lo dava a vedere ma credo avesse molta paura», dice Lorenzo. Aveva rifiutato di trasferirsi a casa del figlio per proteggere i suoi nipotini: «Mamma non voleva che la malattia pesasse ai suoi piccoli nipoti». L’ultimo mese lo ha trascorso nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale di Treviso.

L’amore per la scuola e per i nipotini

Monica Favaro avrebbe raggiunto la pensione tra cinque anni. Lavorava alle scuole elementari “Dante Alighieri” di Mogliano Veneto, dopo un lungo percorso come assistente scolastica a Frescada e Preganziol. «Amava tanto i bambini», racconta il figlio. «Ogni estate andava in Toscana per aiutare i bambini orfani dell’associazione Gli amici della Zizzi».

Adorava i suoi nipotini, Leonardo e Mattia, e mostrava sempre le loro foto in ospedale: «Diceva “questi sono i miei adorati nipoti”». Il figlio ricorda anche l’emozione del personale sanitario: «Quando è morta, ho visto il chirurgo piangere: sono stati angeli, non è scontato».