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Due anni e mezzo in ospedale, Maddy finalmente libera di vivere: “Il mare era il mio sogno”

La piccola di Arzignano, ricoverata da tre settimane di vita per una grave cardiopatia, è rinata grazie a un trapianto di cuore. Ora può vivere la sua infanzia.

Dal ricovero al trapianto

A soli 21 giorni di vita, Maddy era entrata nella Terapia intensiva pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova per una grave cardiomiopatia dilatativa sinistra. Da quel momento, la sua esistenza è stata legata a un cuore artificiale esterno, il Berlino Heart, che le ha permesso di sopravvivere in attesa di un trapianto.
La madre, Angela Equizzi, ha sospeso il lavoro per accompagnarla ogni giorno in ospedale, percorrendo 60 chilometri all’andata e al ritorno, mentre il padre Fabio si occupava del turno serale. Anche la nonna si alternava nelle visite, in un’organizzazione quotidiana che ha sostenuto Maddy per oltre due anni.
La svolta è arrivata con la disponibilità di un cuore compatibile, donato da un coetaneo deceduto. «Sognavo quel momento ogni giorno», ha confidato la madre, raccontando come la speranza non sia mai venuta meno nemmeno nei momenti più difficili.

Il ritorno alla vita

Dopo il trapianto, Maddy ha iniziato una ripresa lenta ma costante. Tornata nella sua casa di Arzignano, ha conosciuto per la prima volta la sua cameretta, il giardino, i giochi con i fratellini Victoria e William e il cagnolino Moet. La comunità, che aveva seguito con affetto la sua storia, ha accolto con gioia il suo rientro.
La prima uscita è stata dedicata al mare, il sogno che la madre aveva custodito per anni. «Volevo camminare in riva al mare con lei», ha raccontato Angela. L’immagine della bambina che osserva l’acqua per la prima volta ha commosso medici, infermieri e tutti coloro che l’hanno seguita in questo lungo percorso.

Controlli e speranza per il futuro

Nonostante la nuova vita, Maddy dovrà sottoporsi a visite e biopsie periodiche a Padova per monitorare la salute del cuore trapiantato. Durante le visite, entra da sola nella stanza numero 10, segno di una serenità ritrovata. Il legame con l’équipe medica resta forte e l’affetto degli operatori non è mai venuto meno. La sua storia è diventata un simbolo di coraggio e un messaggio di speranza per altre famiglie che affrontano sfide simili.