Sondaggi 2025, Fratelli d’Italia vola, cresce il M5S, fermo il Pd, arretrano Lega e FI
Sondaggi: FdI stabile al 28%, Pd fermo al 21,1%. Movimento 5 Stelle in risalita oltre il 14%. In calo i consensi per l’esecutivo e la premier.
I partiti e le intenzioni di voto
Il mese di luglio ha riportato i temi nazionali al centro del dibattito politico, tra inchieste giudiziarie e risiko bancario, ma senza scossoni negli orientamenti di voto. Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos, Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28%, in linea con giugno (28,2%). Tiene anche il Pd, al 21,1% contro il 21,4% del mese precedente, nonostante le inchieste che hanno coinvolto esponenti dem a Milano, nelle Marche e a Torino. In ripresa il Movimento 5 Stelle, che sale al 14,3% (+1 punto). Calo invece per gli altri partiti di governo: Forza Italia all’8,1% (-0,3) e Lega all’8,5% (-0,3). Stabili Noi moderati all’1,1%. Tra le opposizioni, Alleanza Verdi Sinistra si conferma al 5,8%, Italia Viva al 2,2%, +Europa guadagna mezzo punto salendo al 2,2%, mentre Azione scende al 2,6% (-0,4). Cresce ancora l’astensione, oggi al 42,5%, un dato superiore persino a quello registrato alle politiche del 2022 (39%).
Sondaggi: governo e premier in calo
Il consenso verso l’esecutivo segna un passo indietro. I giudizi positivi scendono dal 39% di giugno al 36% attuale, mentre restano stabili quelli negativi (51%). L’indice di gradimento cala di due punti, attestandosi al 41. Analogo andamento per la premier Giorgia Meloni, che passa dal 45 al 43. Un arretramento che riflette il venir meno dell’effetto “unità nazionale” seguito al conflitto con l’Iran, che a giugno aveva fatto registrare un incremento nei consensi. La conferenza internazionale sulla ricostruzione dell’Ucraina, ospitata a Roma, non è bastata a frenare la discesa, mentre resta forte la preoccupazione per i dazi americani, sui quali l’asse Meloni-Trump non ha finora prodotto risultati.
La fiducia nei leader
Sul fronte dei leader, Antonio Tajani resta in cima alla classifica di gradimento, pur in calo a 29 punti (erano 32 a giugno), complice anche l’intervista critica di Pier Silvio Berlusconi sulla dirigenza di Forza Italia. In flessione anche Giuseppe Conte, a quota 26 (28 il mese scorso), nonostante la crescita del suo partito: un segnale che il M5S si muove ormai con maggiore autonomia rispetto al suo leader. Stabili gli altri esponenti politici, tranne Carlo Calenda, in calo a 16 (-2). Nessun terremoto quindi negli equilibri politici, con variazioni minime in attesa di settembre, quando la legge finanziaria e le elezioni regionali potrebbero ridisegnare i rapporti di forza.
