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Feltri sta con Salvini: “Macron si offende per una battuta, ma la sua idea è folle”

L’editoriale di Vittorio Feltri difende Salvini dopo la polemica con Macron: “Chi predica la guerra si metta l’elmetto. La Francia soffre di superiorità cronica”.

“Sto con Salvini, senza ma e senza se”

Con il suo stile diretto e polemico, Vittorio Feltri interviene sul caso diplomatico scoppiato dopo le parole di Matteo Salvini rivolte al presidente francese Emmanuel Macron. “Caro Giuseppe, stai pur tranquillo: non ci vuole un genio per capire da che parte stare. Io sto con Salvini, senza ma e senza se”, scrive. Il giornalista precisa di non essere un tifoso delle battute da bar sport del leader leghista, ma in questo caso – sostiene – “ha detto l’unica cosa sensata che si potesse dire”.

Feltri spiega che l’irritazione di Macron è sproporzionata: “Si è offeso, poverino, perché un ministro italiano gli ha ricordato che, se davvero vuole mandare truppe europee contro la Russia, allora dia il buon esempio e ci vada lui. È un consiglio logico: chi predica la guerra si metta l’elmetto e si rechi al fronte, invece di spingere altri a morire al posto suo”.

Il dente avvelenato con la Francia

L’editoriale rievoca anche vecchi contrasti tra Parigi e Roma. Feltri parla di “cronica sindrome di superiorità” dei francesi: “Hanno la puzza sotto il naso, si credono maestri di civiltà e diplomazia, ma quando parlano dell’Italia si lasciano andare a insulti volgari”. Ricorda, in particolare, il 2018, quando Salvini da ministro dell’Interno chiuse i porti alle navi dei migranti: “La Francia respingeva bambini a Ventimiglia e osava definirci ‘vomitevoli’”. Allora, nota Feltri, non ci furono ambasciatori convocati né crisi diplomatiche.

Oggi, invece, per una frase del vicepremier, Macron grida all’offesa: “Salvini non ha oltraggiato il presidente francese, ha demolito la sua idea folle di trascinare l’Europa intera in guerra contro Mosca”.

“La leadership europea oggi parla italiano”

Per Feltri, Salvini non ha usurpato alcun ruolo istituzionale: “È vicepremier, fa parte del governo, e se un giornalista gli chiede cosa ne pensa ha tutto il diritto, anzi il dovere, di rispondere. Siamo in una democrazia, non in una monarchia francese”.

La linea italiana, aggiunge, è chiara: sostegno all’Ucraina con armi e aiuti, ma nessuna intenzione di mandare truppe sul campo. “Macron se ne faccia una ragione: nessun Paese europeo è disposto a seguirlo su questa via suicida”.

La stoccata finale è tutta politica: “La Francia vorrebbe ancora atteggiarsi a potenza guida del continente, ma la realtà è che la leadership europea oggi non parla francese, bensì italiano, e si chiama Giorgia Meloni. Macron, invece di convocare ambasciatori, farebbe bene a convocare un po’ di buonsenso. Se ancora ne resta”.