Caos extracomunitari, Feltri furioso, “Non ospiti, ma invasori da rispedire a calci”
Vittorio Feltri commenta il cane sgozzato ad Agrigento: un gesto che definisce il simbolo del degrado culturale e giuridico che sta travolgendo l’Italia.
Il cane sgozzato in strada e la rabbia di Feltri
Un episodio avvenuto ad Agrigento ha scosso l’opinione pubblica: un extracomunitario ha sgozzato un cane in strada con l’intenzione di cucinarlo. Il fatto, che ha suscitato indignazione diffusa, è stato definito da Vittorio Feltri come “l’immagine perfetta del declino culturale e giuridico a cui stiamo assistendo, inermi e zitti”. Il giornalista ha sottolineato che in Italia esistono leggi, sensibilità e un concetto di civiltà che escludono simili pratiche: “In certe culture è normale mangiare i cani. Benissimo. Ma questa è l’Italia. E in Italia, i cani non si sgozzano in strada”.
“Chi non accetta le regole non è ospite”
Feltri ha attaccato duramente chi giustifica simili gesti in nome del multiculturalismo, sostenendo che chi arriva nel Paese deve adeguarsi alle regole e alle leggi italiane: “Chi arriva qui non può venire a dettare le sue regole. Deve accettare le nostre. Se non lo fa, non è ospite: è invasore. E deve essere rispedito a casa propria. Meglio se a calci”. Parole che si inseriscono in un discorso più ampio sulla sicurezza e sull’immigrazione, tema sul quale il fondatore di Libero non ha mai fatto sconti. Secondo Feltri, il vero razzismo non è denunciare episodi del genere, ma “quello di chi disprezza le nostre leggi, le nostre abitudini, la nostra civiltà”.
La denuncia sul degrado e le nuove generazioni
Il giornalista ha allargato il ragionamento oltre il singolo fatto di cronaca, evidenziando come la tolleranza eccessiva stia alimentando il degrado sociale. “Stiamo importando una quantità allarmante di individui che non soltanto non si integrano, ma neppure intendono provarci”, ha dichiarato. Feltri ha parlato di violenze, stupri, rapine e aggressioni compiute da chi “vive come se fosse in un territorio senza legge”. Ma l’allarme, secondo lui, non riguarda soltanto i migranti di prima generazione: “Ci hanno raccontato che il futuro sarebbe stato fatto di seconde e terze generazioni integrate. La realtà è un’altra: stanno crescendo generazioni nate e allevate nel degrado, nella rabbia, nella violenza”. Un quadro che, nelle sue parole, descrive un’Italia travolta da giovani armati di coltelli e da un silenzio complice per paura di essere definiti razzisti.