Lecce, mangia pizza e trova un vetro: 38enne ancora in terapia dopo 4 mesi
Un uomo di San Cesario ha rischiato di morire soffocato per un frammento di vetro trovato in una pizza. Indaga la Procura di Lecce.
Il dramma nella pizzeria del centro
Ha ordinato una pizza da asporto e ha rischiato la vita per un pezzo di vetro nascosto tra gli ingredienti. È quanto accaduto a Davide (nome di fantasia), 38 anni di San Cesario, che la sera del 10 maggio aveva prenotato una pizza con funghi in una pizzeria del centro di Lecce.
Appena addentato uno spicchio, ha sentito un corpo estraneo tra gola e bocca che gli ha provocato dolore e difficoltà respiratorie. Con violenti colpi di tosse è riuscito a espellere il boccone insieme a un frammento di vetro lungo circa due centimetri e molto appuntito. L’uomo ha iniziato subito a perdere sangue, ma nonostante il panico è riuscito a chiamare il 118. L’operatore, constatando che parlava e respirava, gli ha consigliato di raggiungere autonomamente il pronto soccorso, dove è arrivato accompagnato dalla fidanzata.
Referto medico e denuncia
In ospedale, i medici hanno diagnosticato una lesione alla gola con una prognosi di cinque giorni, prescrivendo antibiotici e controlli successivi. Il giorno dopo, l’uomo ha formalizzato la denuncia contro il titolare della pizzeria.
I carabinieri del Nas hanno effettuato un sopralluogo e hanno sequestrato un vasetto di funghi sott’olio, utilizzato come condimento, che risultava frantumato. Secondo gli investigatori, da lì potrebbe provenire il pezzo di vetro finito nella pizza.
Nei giorni seguenti, Davide è stato costretto a nutrirsi solo con liquidi e omogeneizzati, perdendo peso in maniera evidente. Pur essendo guarito clinicamente, continua a sottoporsi a visite periodiche.
Indagini in corso e conseguenze psicologiche
La Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di lesioni personali a carico del titolare della pizzeria. Gli accertamenti serviranno a stabilire eventuali responsabilità e a verificare se siano state rispettate le norme di sicurezza alimentare.
Intanto, a distanza di quattro mesi, il 38enne affronta ancora un percorso di terapia psicologica. «Le difficoltà maggiori non sono più fisiche ma emotive – ha raccontato – ogni volta che provo a mangiare torno con la mente a quella sera e alla paura di morire».
