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Ilaria Salis, “Liberata dalla vendetta di Orbán, processatemi in Italia”

L’Europarlamento salva per un soffio l’immunità di Ilaria Salis. L’attivista racconta emozioni, timori e l’attacco diretto al premier ungherese Viktor Orbán.

Il voto che ha liberato Ilaria Salis

Con un pugno chiuso alzato al cielo, Ilaria Salis ha accolto l’esito del voto del Parlamento europeo che le ha confermato l’immunità, evitandole il rischio di un nuovo arresto in Ungheria. «Ora mi sento libera. Liberata dalla spada di Damocle della vendetta di Viktor Orbán», ha detto subito dopo, ammettendo di aver vissuto l’attesa del voto con il cuore in gola.
Il risultato, arrivato grazie anche a settanta franchi tiratori del Ppe, ha rappresentato per Salis «la vittoria della democrazia». «Confesso: avevo dei pezzettini di ferro in tasca come portafortuna», ha rivelato, ricordando il momento di massima tensione prima della votazione.

La battaglia per i diritti e il ricordo delle carceri ungheresi

La prima dedica di Ilaria Salis è andata a Maja T., attivista non binaria antifascista detenuta in condizioni difficilissime in Ungheria: «Ogni volta che vedo i video in cui viene trascinata incatenata in aula, ripenso al terrore dei miei giorni in carcere».
Parlando del valore politico del voto, Salis ha dichiarato: «Credo che la mia sia stata una vittoria dell’antifascismo. Se oggi governi equiparano l’antifascismo al terrorismo, noi dobbiamo ricordare che significa uguaglianza e libertà». La parlamentare ha ammesso di avere avuto paura fino all’ultimo: «Ero minacciata di essere arrestata di nuovo e riportata nelle carceri ungheresi in mano a un potere senza controllo».

Le accuse della destra e la risposta di Salis

Le forze di destra hanno accusato il voto favorevole all’immunità di legittimare la violenza. Salis respinge le critiche: «Io non voglio scappare dalla giustizia, ma non voglio essere inseguita dalla longa manus della persecuzione ungherese. Voglio un processo equo».
Per questo chiede che il procedimento si svolga in Italia: «Ribadisco di volere il processo in Italia dove esistono garanzie democratiche, la presunzione di innocenza e l’indipendenza della magistratura».
La parlamentare non ha ricevuto risposte dal ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio, ma continua a sollecitare una soluzione. Sulle polemiche della Lega, che ha parlato di tradimento degli alleati, è netta: «Sono la caricatura di loro stessi. Si definiscono patrioti e poi consegnerebbero una cittadina italiana nelle mani di chi la perseguita».
Intanto da Budapest, il portavoce di Orbán l’ha nuovamente definita “terrorista”. Salis replica con durezza: «C’è un uso spregiudicato del termine terrorista verso chi è inviso politicamente. È lo stesso metodo usato contro gli attivisti pacifici della Flotilla».

Un nuovo inizio a Strasburgo

Dopo la tensione del voto, Ilaria Salis ha annunciato la volontà di rilanciare la sua azione politica: «Lavorerò con più energia e concentrazione per portare avanti in Parlamento europeo le battaglie per i diritti e l’uguaglianza».
Alla domanda su come festeggerà la vittoria, ha risposto sorridendo: «Stasera qui a Strasburgo, con lo staff, i compagni e le compagne che mi hanno supportato». Infine ha ringraziato una lunga lista di persone, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, passando per collettivi e organizzazioni solidali: «Ogni gesto, anche da chi mi è politicamente lontano, ha avuto per me un valore enorme e mi ha permesso di arrivare fin qui a testa alta».