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Morto di Covid, l’assicurazione non deve pagare: la vedova condannata a restituire 200mila euro

La Corte d’Appello di Bologna ha ribaltato la sentenza di Parma: l’infezione da Covid non è un infortunio, la donna dovrà restituire tutto e pagare le spese legali.

Dal dramma familiare alla battaglia legale

Nel pieno della pandemia, Lorena aveva perso il marito Dimitri, morto il 27 marzo 2020 dopo essere stato contagiato dal Sars-Cov-2, il virus che causa la Covid-19. La coppia viveva una vita tranquilla insieme ai figli, lui dipendente di una concessionaria d’auto, lei impiegata in una società di grandi opere. Dopo la tragedia, Lorena aveva fatto valere una polizza assicurativa stipulata anni prima dal marito, chiedendo il riconoscimento dell’indennizzo previsto per i casi di “infortunio con esito mortale”.
Il Tribunale di Parma, in primo grado, le aveva dato ragione: i giudici avevano infatti stabilito che la morte di Dimitri rientrasse tra gli eventi coperti dal contratto, condannando l’assicurazione a versarle 200mila euro. Per la donna sembrava la fine di un lungo calvario giudiziario, ma la decisione non è rimasta definitiva.

La Corte d’Appello: “Il Covid non è un infortunio”

A cambiare le carte in tavola è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Bologna, firmata dai giudici Fiore, Rossi e Gaudioso, che ha completamente ribaltato il verdetto precedente. Secondo la nuova interpretazione, la morte per Covid-19 non può essere considerata un “infortunio” ai sensi della polizza assicurativa.
Nel testo della sentenza si legge: “Con ogni evidenza, nell’ipotesi del Covid-19 a risultare violenta non è tanto la causa, quanto piuttosto l’effetto e, pertanto, se l’infezione virale, pur avendo un effetto violento, non è conseguenza di una causa violenta, allora non si può far rientrare l’infezione da virus Covid-19 nella nozione di infortunio richiamata nella polizza assicurativa”.
In altre parole, spiegano i giudici, “di Covid ci si ammala”, ma non si può parlare di evento traumatico improvviso e violento, come richiede la definizione di infortunio assicurativo. Per questo, la Corte ha annullato la condanna all’assicurazione e ha ordinato alla donna di restituire i 200mila euro già ricevuti, oltre alle spese legali.

La reazione della vedova: “Una punizione”

“Sono molto triste e amareggiata”, ha dichiarato Lorena al Corriere della Sera. “Si cerca di chiudere psicologicamente vicende del genere, ma ancora non riesco a farlo per via delle pendenze giudiziarie”. La donna, che si è vista ribaltare la decisione dopo anni di battaglie, si dice delusa e stanca: “Sono stati anni lunghi e complicati, un periodo decisamente impegnativo”.
Oltre alla restituzione della somma ricevuta, Lorena dovrà versare anche 24mila euro di spese legali, per un totale di 224mila euro. “Va bene la restituzione del premio all’assicurazione, anche se lo ritengo non corretto, ma le spese legali le vivo male, praticamente ed emotivamente, come una punizione”, ha aggiunto.
La donna sta ora valutando con i propri legali la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione, almeno per ottenere una revisione della parte economica. Nel frattempo, la sentenza della Corte d’Appello di Bologna apre un nuovo precedente nel dibattito giuridico su come classificare le morti legate al Covid nelle polizze assicurative.