Sondaggi 2025, Meloni irraggiungibile, la Schlein sprofonda nelle divisioni
Occupazione in crescita e consenso stabile: ecco perché Giorgia Meloni continua a dominare la scena politica, mentre la sinistra resta senza guida.
Occupazione in rialzo e fiducia in crescita: i numeri premiano la premier
I dati parlano chiaro: l’occupazione cresce e il consenso del governo con essa. Giorgia Meloni ha pubblicato sui propri social i numeri che testimoniano un miglioramento netto negli ultimi tre anni. Il tasso generale di occupazione è passato dal 60% al 62,6%, quello femminile dal 51% al 53,7%, mentre la disoccupazione è scesa dall’8,2% al 6% (dal 22,5% al 19,3% tra i giovani).
Ma la cifra che più impressiona non riguarda l’economia, bensì la politica: secondo Swg, Fratelli d’Italia è oggi al 31,2%, circa dieci punti sopra il Pd fermo al 22%. Un risultato eccezionale per una forza al governo da più di metà legislatura, in un periodo in cui solitamente le manovre economiche pesano sui consensi anziché rafforzarli.
La sinistra non intercetta gli scontenti e paga la debolezza della Schlein
Cinque sono i motivi che spiegano la tenuta del consenso di Meloni. Il primo è il vuoto lasciato dall’opposizione. La sinistra non riesce più a rappresentare gli scontenti, che preferiscono l’astensione piuttosto che tornare a fidarsi del Pd. Le ricette del passato non convincono e la leadership di Elly Schlein, pur avendo rallentato l’emorragia di voti, non appare in grado di guidare il Paese.
Le divisioni interne aggravano la crisi. Tre quarti del partito non credono nella segretaria e guardano altrove: si parla di candidati alternativi come Silvia Salis, Gaetano Manfredi o persino Ernesto Maria Ruffini, ex capo dell’Agenzia delle Entrate. I cosiddetti “moschettieri” Franceschini, Orlando e Speranza lavorano a un nuovo asse interno, ma l’obiettivo sembra più quello di indebolire la leader che di rilanciare il partito.
Meloni leader rassicurante e solida: la chiave del consenso
Il secondo e il terzo fattore sono legati all’immagine personale di Giorgia Meloni. La premier ha saputo cambiare registro, passando da oppositrice combattiva a guida rassicurante. Nell’elettorato più maturo incarna l’idea della donna determinata ma equilibrata, capace di far quadrare i conti di casa e di governo.
Al tempo stesso, anche chi non è del tutto soddisfatto del suo operato continua a sostenerla. La percezione diffusa è che, se qualcosa non è stato ancora fatto, la responsabilità non sia sua ma dei vincoli imposti da opposizioni e burocrazia. L’assenza di alternative credibili rafforza ulteriormente questa narrativa.
Coalizione stabile e spirito del tempo favorevole alla destra
Il quarto motivo del successo è la solidità della coalizione di governo. La premier è riuscita a mantenere un equilibrio tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, evitando che le fisiologiche differenze tra i partiti degenerassero in fratture. Un modello opposto a quello del centrosinistra, dove ogni corrente procede per conto proprio.
Infine, c’è lo spirito del tempo. Gli elettori europei, disillusi dalle politiche socialdemocratiche, si orientano sempre più verso la destra per difendere valori e identità. In questo contesto, Meloni ha saputo interpretare il sentimento diffuso senza cadere negli eccessi dei leader populisti stranieri.
Così, mentre la sinistra litiga su Gaza e diritti linguistici, la premier consolida il suo ruolo di leader capace e pragmatico. La trasformazione di Fratelli d’Italia nel primo grande partito conservatore della storia repubblicana sembra ormai un fatto compiuto.