Italia & Dintorni

Feltri gela i moralisti: “I serial killer non li crea Netflix, ma l’abbandono sociale”

Il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, replica a un lettore: “Non sono i thriller a creare i criminali, ma la mancanza di famiglia, scuola e legalità”.

“Non è colpa dei media se cresce la violenza”

Fermi tutti, calma e gesso. Vittorio Feltri respinge con decisione l’idea che la violenza dilagante nella società sia colpa della televisione o dei social. Rispondendo a una lettera pubblicata su Il Giornale, il direttore ha spiegato perché non crede al legame diretto tra la diffusione di contenuti violenti e l’aumento di comportamenti aggressivi.
Ogni epoca ha avuto il suo capro espiatorio: i romanzi d’appendice, il jazz, i fumetti, il rock, i videogiochi. Oggi tocca alle serie crime e al rap”, scrive Feltri, ricordando come da sempre si cerchi un colpevole facile per fenomeni molto più complessi.

Secondo il direttore, il rischio è quello di “semplificare un fenomeno complesso fino a farlo diventare caricatura”. E aggiunge: “Può esistere un effetto momentaneo su soggetti fragili, possono verificarsi rari episodi di emulazione, ma non c’è alcuna prova che guardare film o serie violente trasformi persone equilibrate in criminali. Se fosse così, i marciapiedi sarebbero pieni di serial killer”.

Feltri cita i dati: “Gli omicidi diminuiscono, nonostante tutto”

Feltri richiama anche la realtà dei numeri: in Italia, il tasso di omicidi è in costante calo da anni. “Le ricerche mostrano solo piccole associazioni tra consumo di contenuti violenti e aggressività, ma gli effetti sono minimi. Altre non le rilevano affatto”, scrive il direttore.
Secondo lui, i casi di emulazione vera e propria sono rarissimi e quasi sempre riguardano “persone con disturbi psichici, dipendenze, personalità antisociali o solitudini patologiche”. Per questo, l’intrattenimento può “colorare l’umore, ma non fondare un carattere”.

“La violenza si spegne con educazione e giustizia, non censurando la fiction”

Per Feltri, la battaglia contro la violenza non si vince cancellando un film o una serie tv, ma agendo sulle radici reali del problema. “Serve l’educazione, a casa e a scuola. Bisogna insegnare la differenza tra giusto e sbagliato, tra realtà e finzione, tra libertà e responsabilità”, sostiene.
Chi mostra fragilità psichiche, aggiunge il direttore, “deve essere intercettato prima da una rete di servizi sociali efficiente”. Ma non basta: “Servono anche certezza della pena, controllo delle strade, lotta a droga e degrado”.
La conclusione di Vittorio Feltri è netta: “È tutto questo che riduce la violenza reale, non la cancellazione di una serie tv. La violenza nasce dove saltano i legami, dove manca l’educazione, dove lo Stato arretra. Il resto è rumore di fondo”.