Ucraina, Salvini contro il Pd: “Se fosse per loro saremmo già in guerra”
I vicepremier chiariscono la linea del governo: l’Italia difende la libertà di Kiev ma non parteciperà con truppe o armi offensive. Salvini: “Non moriremo per una guerra non nostra”.
Tajani: “Aiutiamo l’Ucraina ma non entreremo in guerra”
Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione dell’Italia sul conflitto russo-ucraino dopo l’ipotesi, circolata a Bruxelles, di un eventuale contingente militare europeo in Ucraina. “Dobbiamo aiutare l’Ucraina perché ne difendiamo la libertà e l’indipendenza. Non siamo per la guerra, non manderemo soldati a combattere, non manderemo armi che possano essere utilizzate in territorio russo”, ha precisato Tajani, sottolineando che l’impegno del nostro Paese resterà “nell’ambito degli accordi internazionali già presi e nel rispetto delle regole del diritto internazionale”.
Il leader di Forza Italia ha quindi ribadito la linea di equilibrio dell’esecutivo: sostegno a Kiev, ma nessun coinvolgimento diretto in un conflitto che, secondo Tajani, deve essere risolto “solo attraverso la diplomazia e il dialogo”.
Salvini: “Non manderemo i nostri figli a morire”
Sulla stessa lunghezza d’onda il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha respinto con forza l’idea di un impegno militare italiano in Ucraina. “Vogliamo la pace fra Russia e Ucraina, non manderemo mai i nostri figli a morire per una guerra che non è la nostra guerra”, ha dichiarato.
Salvini ha poi puntato il dito contro le opposizioni, accusando in particolare il Pd: “Se fosse per loro, domani saremmo in guerra contro la Russia. E fanno passare per filorussi quelli che vogliono solo la pace”.
Il leader leghista ha anche criticato le priorità economiche legate al conflitto: “Dover fare leggi di bilancio per trovare soldi per missili, carri armati e sommergibili non è la mia idea di governo. Per difenderci va bene, ma il problema dell’Italia è l’invasione di un’orda di clandestini”.
Mosca richiama i riservisti per difendere le infrastrutture
Mentre in Europa si discute del futuro dell’assistenza a Kiev, la Russia ha avviato una nuova fase di mobilitazione parziale. Secondo il quotidiano The Moscow Times, il Cremlino ha iniziato a reclutare riservisti in almeno 20 regioni per proteggere infrastrutture strategiche, come previsto da una legge appena approvata che consente l’impiego dei cosiddetti Bars anche in tempo di pace.
Il presidente Vladimir Putin ha infatti autorizzato un “addestramento speciale” per questi reparti, incaricati di difendere strutture vitali anche da eventuali attacchi di droni. L’obiettivo, secondo il giornale russo, è rafforzare l’esercito senza indire una nuova mobilitazione di massa, che nel 2022 aveva provocato un forte malcontento nel Paese.
