Conte all’attacco di Meloni, ma incassa tre autogol in dieci minuti
Dal “controllo dell’80% dell’informazione” al Superbonus e al Garante Privacy: il leader M5s si contraddice su tutto e divide anche la sua coalizione.
L’accusa a Meloni e il Superbonus dei paradossi
Ospite di DiMartedì su La7, Giuseppe Conte ha sfoderato il consueto repertorio polemico contro Giorgia Meloni, ma il risultato non è stato dei migliori. “È facile per Meloni avere oggi il consenso: questo governo controlla direttamente o indirettamente almeno l’80% dell’informazione, tra tv e carta stampata”, ha dichiarato l’ex premier, scatenando reazioni e critiche immediate.
Nel giorno in cui è esplosa l’ennesima truffa legata al Superbonus, Conte ha difeso la misura bandiera del suo governo parlando di “ipocrisia indecente”. Secondo lui, “la metà della squadra di governo ha usufruito del Superbonus e dei bonus edilizi”. Una tesi che non trova riscontri e che molti osservatori definiscono una mossa disperata per spostare l’attenzione dalle indagini sulle frodi milionarie connesse al provvedimento.
Il pasticcio sul Garante della Privacy
Pochi minuti dopo, il secondo passo falso. Nonostante il Garante della Privacy Pasquale Stanzione abbia ribadito che il Collegio non si dimetterà, come chiesto da M5s e Pd, Conte ha rilanciato l’appello per “azzerare il Garante”. Una posizione giudicata incoerente, perché smentita dai fatti e in contraddizione con la linea di legalità e rispetto istituzionale che il Movimento 5 Stelle dichiara di voler incarnare.
La patrimoniale che divide la sinistra
Infine, l’ennesimo scivolone politico: rispondendo alle domande sulla patrimoniale, Conte ha preso le distanze dalle proposte del Pd e della Cgil, spaccando di fatto il fronte progressista. “Non trascuriamo nulla, ma le risultanze ci hanno spinto a dire che il Garante della Privacy deve essere azzerato”, ha ripetuto, confondendo i piani e chiudendo l’intervista nel caos.
In appena dieci minuti di diretta, l’ex premier è riuscito a inanellare tre autogol politici, tra contraddizioni, accuse infondate e proposte divisive. Mentre il governo incassa la fiducia e consolida il consenso, Conte sembra sempre più in difficoltà, stretto tra la nostalgia per il passato e la mancanza di una strategia credibile per il futuro.
