Decreto sicurezza, Salvini forza la mano: “Chi devasta paga, chi spara per difendersi va protetto”
Dopo gli scontri di Torino e l’aggressione a martellate a un agente, il leader della Lega accelera sul decreto sicurezza: cauzione per chi manifesta, sgomberi immediati, fermo preventivo e tutela rafforzata per le forze dell’ordine.
La linea è netta, senza mediazioni. All’indomani della guerriglia urbana scoppiata a Torino durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna, Matteo Salvini ha scelto di alzare ulteriormente i toni sul tema della sicurezza, rilanciando una serie di misure che punta a inserire nel nuovo decreto atteso in Consiglio dei ministri.
Gli scontri, culminati con l’aggressione a colpi di martello a un poliziotto poi dimesso dall’ospedale, hanno fornito al vicepremier l’occasione per accelerare su un impianto normativo definito “a tolleranza zero”.
Torino e il decreto sicurezza: la stretta annunciata dalla Lega
Nelle ultime 48 ore Salvini ha messo in fila le priorità del Carroccio. Al centro c’è l’approvazione rapida del nuovo pacchetto sicurezza, con una “corsia accelerata” per portarlo al voto. Tra le misure rilanciate figurano l’ampliamento del fermo preventivo fino a 24 ore in presenza di rischi concreti di violenze imminenti, la possibilità di perquisizioni sul posto e il rafforzamento dell’arresto in flagranza differita, già utilizzato per fermare uno dei presunti aggressori del poliziotto a Torino.
Intervenendo ai microfoni di Rtl, Salvini ha spiegato che “alcune norme che avevamo già elaborato come Lega nei mesi scorsi diventano ora urgenti”, legandole direttamente a quanto accaduto nel capoluogo piemontese.
Cauzione per chi manifesta e sgomberi immediati delle occupazioni
Uno dei punti più controversi riguarda l’ipotesi di una cauzione per gli organizzatori di cortei e manifestazioni.
“È ora della responsabilità: anche gli organizzatori devono garantire personalmente, perché altrimenti i danni li paga l’intera collettività”, ha dichiarato Salvini, riaprendo una proposta che in passato era stata accantonata. La reazione dei sindacati non si è fatta attendere: Cgil e Cisl hanno bollato l’idea come intimidatoria e incostituzionale.
Parallelamente, il leader leghista ha rilanciato la norma sullo sgombero immediato di tutti gli immobili occupati abusivamente, non più limitata alla sola prima casa. “Il diritto alla proprietà non può essere limitato alla prima casa”, ha spiegato durante un collegamento con un evento di Confedilizia a Napoli, chiedendo che la disposizione venga inserita direttamente nel testo base del decreto.
Da Rogoredo a Torino, lo scudo penale per le forze dell’ordine
Il tema più sensibile resta quello della tutela degli agenti. Dopo i fatti di Rogoredo, dove un poliziotto è indagato per aver ucciso un giovane nordafricano armato di pistola – poi risultata finta – durante un’operazione antidroga, Salvini ha promosso la campagna “Io sto con il poliziotto”, una raccolta firme per chiedere la tutela legale e lo stop all’iscrizione automatica nel registro degli indagati per chi agisce in servizio.
“Imputare per omicidio volontario un ragazzo che di notte, nel bosco della droga, a 30 metri di distanza, reagisce a un’arma puntata contro di lui è qualcosa di vergognoso per un Paese civile”, ha affermato il vicepremier, collegando idealmente Rogoredo e Torino come simboli di una stessa emergenza.
Immigrazione e ricongiungimenti: altra stretta annunciata
Nel pacchetto rilanciato dalla Lega trova spazio anche un irrigidimento sui ricongiungimenti familiari. Salvini distingue tra chi fugge da una guerra e chi, a suo dire, sfrutta le maglie larghe del sistema: “Un conto è accogliere chi scappa dalla guerra, un conto è accogliere anche gli altri venti amici e parenti”.
Una dichiarazione che conferma l’intenzione di legare il tema della sicurezza urbana a quello dell’immigrazione, rafforzando una narrazione che punta a risposte immediate e misure drastiche.
Il messaggio politico è chiaro: dopo Torino, per la Lega non è più tempo di mediazioni. Il decreto sicurezza diventa il banco di prova di una strategia che punta a rafforzare l’autorità dello Stato e la protezione delle forze dell’ordine, anche a costo di uno scontro frontale con opposizioni, sindacati e una parte della magistratura.
