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Cuore bruciato dal ghiaccio secco, trapianto fallito per un bimbo di 2 anni a Napoli

Un errore nella conservazione dell’organo ha reso inutilizzabile il cuore destinato a un bambino napoletano di due anni affetto da cardiomiopatia. Aperte tre inchieste.

L’organo disponibile e la corsa contro il tempo

Un trapianto di cuore destinato a un bambino di 2 anni di Napoli è stato annullato a causa di un grave errore nella conservazione dell’organo. Il piccolo è affetto da una cardiomiopatia dalla nascita ed era in lista d’attesa per un trapianto salvavita.
Alla fine di dicembre 2025, alla famiglia era stata comunicata una notizia attesa da mesi: la disponibilità di un cuore compatibile, appartenente a un bambino di 4 anni, deceduto in Val Venosta, in Trentino.
Immediatamente era scattata la macchina organizzativa. L’équipe dell’ospedale Monaldi di Napoli, struttura di riferimento per cardiologia e pneumologia, aveva predisposto la sala operatoria e attivato tutte le procedure necessarie. Da Bolzano era partito il trasporto dell’organo, con tempi e modalità compatibili con l’intervento programmato.

L’errore nella conservazione e l’organo inutilizzabile

Il dramma si è consumato all’arrivo del cuore nella sala operatoria del Monaldi. Durante i controlli preliminari, i medici si sono accorti che qualcosa non andava.
L’organo era stato trasportato nel ghiaccio secco, ovvero anidride carbonica allo stato solido, invece che nel ghiaccio tradizionalmente utilizzato per la conservazione degli organi destinati al trapianto.
Il contatto con il ghiaccio secco ha causato un danno irreversibile. Il cuore è risultato “bruciato” dal freddo estremo e quindi totalmente inutilizzabile.
Di fronte a questa evidenza, l’équipe non ha potuto fare altro che rinviare l’intervento. Il bambino resta ora in attesa di un nuovo organo compatibile, mentre la famiglia affronta l’ennesima prova dopo mesi di speranze e timori.

Tre inchieste per chiarire le responsabilità

Per fare piena luce su quanto accaduto sono state avviate tre distinte inchieste.
La prima è interna alla struttura sanitaria, per ricostruire l’intera catena di responsabilità legata alla preparazione e al trasporto dell’organo.
La seconda è stata aperta dalla Procura di Napoli, che intende verificare eventuali profili di responsabilità penale in relazione al mancato trapianto.
La terza indagine è stata avviata dalla Procura di Bolzano, competente per il luogo da cui è partito il cuore.
L’obiettivo è accertare come sia stato possibile un errore così grave in una procedura altamente standardizzata, dove ogni passaggio è regolato da protocolli rigorosi.
Nel frattempo, il caso solleva interrogativi pesanti sulla sicurezza dei sistemi di conservazione e trasporto degli organi e sulle conseguenze devastanti che un singolo errore può avere su una vita in attesa di essere salvata.