Roberto Vannacci divide Democrazia Sovrana e Popolare: scontro tra Marco Rizzo e Francesco Toscano sulle future alleanze politiche.
Il nome di Roberto Vannacci ha aperto una frattura dentro Democrazia Sovrana e Popolare, il partito guidato da Marco Rizzo, dove lo scontro sulle future alleanze rischia di trasformarsi in una resa dei conti interna. La tensione è esplosa dopo una riunione della scorsa settimana, quando il presidente Francesco Toscano ha posto il tema dei rapporti politici in vista delle prossime elezioni Politiche. Al centro del confronto c’è la possibilità, contestata da una parte del gruppo dirigente, di valutare eventuali convergenze con il movimento del generale.
Roberto Vannacci divide Democrazia Sovrana e Popolare
La questione non riguarda soltanto una scelta tattica. Dentro Democrazia Sovrana e Popolare il nome di Vannacci è diventato il punto su cui misurare la linea politica del partito, nato in un’area che prova a tenere insieme sovranismo, populismo e richiami alla tradizione della sinistra comunista.
Lo scontro si è consumato ai vertici di Dsp, dove Marco Rizzo, già militante del Pci, poi di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, ha reagito duramente all’apertura del presidente Francesco Toscano sul tema delle alleanze. La domanda che ha fatto esplodere il confronto è se alle prossime Politiche il partito correrà da solo oppure se potrà valutare, in futuro, forme di convergenza con l’area legata al generale.
Dopo la riunione, Rizzo ha raccolto le firme di numerosi dirigenti regionali e della maggioranza degli organismi interni su un documento politico molto duro. Nel testo viene “biasimato” Toscano per “essere intervenuto pubblicamente anticipando o eludendo, anche con dichiarazioni non corrispondenti al vero, il confronto negli organi dirigenti”.
Lo scontro tra Rizzo e Toscano sul congresso straordinario
La presa di posizione contro Francesco Toscano ha segnato una bocciatura politica pesante. Il presidente di Democrazia Sovrana e Popolare ha risposto convocando un congresso straordinario, passaggio che potrebbe ridefinire gli equilibri interni e chiarire quale linea dovrà seguire il partito.
Marco Rizzo non usa toni concilianti. “Noi non cacciamo nessuno, ma non nutro più alcuna fiducia politica verso Toscano”, ha dichiarato, indicando una rottura ormai esplicita sul piano politico. La frattura riguarda il metodo, ma soprattutto il merito della linea da tenere verso Vannacci e verso il suo movimento.
Sul generale, tuttavia, Rizzo non chiude completamente ogni spazio. “La politica si fa tenendo conto del contesto e chi dice il contrario è un dilettante”, ha spiegato. Una frase che lascia intendere una valutazione politica legata agli scenari, pur dentro una distanza ideologica dichiarata.
Il leader di Dsp precisa infatti che Vannacci “è di destra-destra”, ma aggiunge: “Apprezzo alcune cose che dice, ma sulla Palestina non ha preso una posizione netta”. Una posizione che non equivale a un’alleanza, ma che conferma la volontà di non blindare il partito dentro un rifiuto preventivo di ogni interlocuzione.
Il 26 luglio a Roma il passaggio decisivo
La linea di Francesco Toscano è invece molto più netta. Il presidente di Democrazia Sovrana e Popolare chiede che siano gli iscritti a pronunciarsi e pone il tema dell’incompatibilità politica sia con i due poli principali sia con il movimento di Roberto Vannacci.
“È indispensabile che l’assemblea degli iscritti si esprima per confermare una proposta politica che convalidi la nostra incompatibilità sia con i due poli principali sia con il movimento del generale Vannacci”, ha affermato Toscano.
Il passaggio decisivo è atteso il 26 luglio a Roma, quando l’assemblea dovrà misurare i rapporti di forza interni e stabilire quale direzione prenderà Dsp. Da una parte c’è chi considera necessario mantenere una linea di totale autonomia rispetto ai due schieramenti principali e al movimento del generale; dall’altra chi ritiene che la politica debba tener conto del contesto e delle possibili evoluzioni dello scenario nazionale.
La partita interna a Democrazia Sovrana e Popolare si gioca quindi su un nome solo: Roberto Vannacci. Attorno al generale si definiscono oggi confini, alleanze, identità e leadership di un partito che rischia di arrivare al congresso straordinario con una divisione già profonda.