Tommaso Cerno difende Mario Roggero e accusa la sinistra di mostrare maggiore comprensione verso i criminali che verso le loro vittime.
Tommaso Cerno interviene con parole durissime sul caso di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi di reclusione per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività di Grinzane Cavour, avvenuto il 28 aprile 2021. Il giornalista contesta non soltanto la pena inflitta al commerciante, ma anche l’atteggiamento di quella parte della sinistra che, a suo giudizio, mostrerebbe maggiore attenzione per gli autori dei reati che per chi subisce rapine e aggressioni.
La Cassazione ha respinto il ricorso della difesa, rendendo definitiva la condanna già stabilita in appello. I giudici hanno escluso la legittima difesa perché Roggero sparò dopo essere uscito dal negozio e avere inseguito i rapinatori in fuga. Per Cerno, tuttavia, la conclusione giudiziaria non risolve il problema politico e sociale sollevato dal caso.
“Non c’è da stupirsi. In un’epoca in cui la sinistra spedisce in viaggio premio all’Europarlamento, con una diaria da ventimila euro al mese tra annessi e connessi, chi andava in giro di notte col martello a ‘rieducare’ presunti nazi, il caso di Mario Roggero non può che lasciare l’intellighenzia progressista nel più gelido disinteresse. Anzi, nel fastidio”.
Caso Roggero, Cerno accusa la sinistra
L’attacco di Tommaso Cerno si concentra sul diverso modo in cui, secondo il giornalista, vengono raccontati i rapinatori e le persone che reagiscono alle aggressioni. Nella sua lettura, il dibattito pubblico finirebbe per riservare comprensione agli autori dei reati, mentre chi tenta di proteggere la propria attività verrebbe trasformato nel principale responsabile della vicenda.
“Perché, per questa sinistra, i rapinatori morti durante un ‘incidente sul lavoro’ — quello di assaltare gioiellerie armati fino ai denti — fanno pena. Sono vittime del sistema, poveri cristi da piangere. Mentre il gioielliere che reagisce, l’uomo che vede la propria vita e i propri sacrifici minacciati, diventa il mostro da sbattere in cella”.
Le parole di Cerno rappresentano una valutazione politica della sentenza e non modificano la ricostruzione giudiziaria. Roggero è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario e tentato omicidio al termine di tre gradi di giudizio. La pena di primo grado, inizialmente fissata in 17 anni, è stata ridotta in appello a 14 anni e 9 mesi e poi confermata dalla Suprema Corte.
Il giornalista collega il caso del gioielliere ad altre vicende nelle quali, a suo giudizio, si sarebbe verificato lo stesso rovesciamento dei ruoli tra chi rappresenta lo Stato o subisce un reato e chi infrange la legge.
“È lo stesso cortocircuito morale che ci mostra donne che pregano recluse in recinti per uno strano spirito di ‘integrazione’, o i carabinieri del caso Ramy finiti a processo anziché essere encomiati”.
«Caos totale su sicurezza e proprietà privata»
Secondo Cerno, la condanna di Roggero dimostrerebbe l’esistenza di una frattura profonda nel modo in cui vengono interpretati due principi: il diritto alla sicurezza e la tutela della proprietà privata.
“C’è un caos totale su due concetti elementari: sicurezza e difesa della proprietà privata. Finché Roggero starà in carcere mentre le bande di borseggiatori si fanno beffe delle leggi per strada, giustizia non sarà fatta. Perché esiste qualcosa di più alto di una sentenza: il buonsenso”.
Il punto più controverso della posizione di Cerno riguarda la distanza tra la decisione dei giudici e quella che il giornalista considera la percezione comune del caso. La magistratura ha distinto la fase della rapina da quella successiva: secondo le sentenze, quando il gioielliere esplose i colpi all’esterno dell’attività, il pericolo immediato era cessato e i rapinatori stavano fuggendo.
Cerno sposta invece l’attenzione sul trauma subito da chi si trova con un’arma puntata contro e sulla difficoltà di valutare la reazione della vittima con criteri elaborati lontano dal luogo dell’aggressione.
“L’‘eccesso di difesa’ è un mostro giuridico partorito da chi non ha mai avuto una pistola puntata in faccia”.
Nel procedimento, tuttavia, a Roggero non è stato contestato soltanto un eccesso colposo di legittima difesa. La condanna definitiva riguarda l’omicidio volontario di due rapinatori e il tentato omicidio del terzo, sulla base della sequenza degli spari ricostruita durante il processo.
Cerno respinge la sola ipotesi della grazia
La famiglia di Mario Roggero ha presentato una richiesta di grazia, provvedimento la cui decisione rientra nelle prerogative esclusive del presidente della Repubblica. Dopo le iniziative politiche delle ultime ore, il Quirinale ha ricordato che la valutazione compete unicamente al capo dello Stato.
Per Cerno, però, il problema sarebbe più ampio della possibile concessione di un atto di clemenza individuale. Il giornalista ritiene necessario rivedere il modo in cui vengono affrontati i reati predatori e le reazioni di chi li subisce.
“Ha reso maranza e criminali dei privilegiati impuniti che ridono della nostra mania di difendere l’indifendibile. Probabilmente, guardandoci, si chiedono: ‘Ma chi glielo fa fare?’. Altro che grazia: qui servirebbe un bagno di realtà”.
