Nordio e la grazia a Roggero, Feltri: «Dalla sinistra solo propaganda»

Vittorio Feltri respinge le accuse contro Carlo Nordio sulla possibile grazia a Mario Roggero e difende l’operato del ministro della Giustizia.

Vittorio Feltri interviene nella polemica che coinvolge il ministro della Giustizia Carlo Nordio e la possibile concessione della grazia a Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva dopo aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo. Il giornalista contesta la ricostruzione secondo cui il Guardasigilli avrebbe avuto bisogno di un richiamo istituzionale sulle competenze attribuite dalla Costituzione al presidente della Repubblica.

Al centro dello scontro c’è la decisione di Nordio di prendere in esame il caso del gioielliere e di avviare le valutazioni necessarie. Una scelta che ha provocato reazioni politiche e aperto un confronto sui rispettivi ruoli del ministero della Giustizia e del Quirinale.

Per Feltri, tuttavia, la vicenda sarebbe stata utilizzata soprattutto per mettere in discussione la preparazione e l’autorevolezza del ministro.

Vittorio Feltri difende Carlo Nordio sul caso Roggero

«Ogni volta che Carlo Nordio compie un passo, la sinistra si precipita a spiegargli come dovrebbe fare il ministro della Giustizia. È un copione ormai collaudato: qualunque iniziativa assuma viene trasformata nella prova definitiva della sua presunta inadeguatezza», afferma Vittorio Feltri.

Il giornalista ritiene poco credibile la rappresentazione di un ministro costretto a ricevere una sorta di lezione di diritto costituzionale dal capo dello Stato. Richiama, in particolare, la lunga esperienza professionale di Nordio, entrato in politica dopo una carriera trascorsa nella magistratura.

«Questa volta il pretesto è la vicenda della possibile grazia a Mario Roggero. Da alcune ricostruzioni giornalistiche sembra quasi che Nordio abbia avuto bisogno di una lezione accelerata di diritto costituzionale impartita dal Presidente della Repubblica. Francamente, è una rappresentazione che trovo poco credibile».

Secondo Feltri, non si può ignorare il percorso del ministro, né attribuirgli la mancata conoscenza delle regole che disciplinano un provvedimento delicato come la grazia.

«Stiamo parlando di Carlo Nordio. Non di un neofita della politica. Non di un parlamentare arrivato ieri. Parliamo di un magistrato che ha dedicato decenni della propria vita allo studio e all’applicazione del diritto, di un giurista che ha costruito la propria autorevolezza ben prima di entrare in politica».

La distinzione tra ascoltare e decidere

Il punto centrale dell’intervento riguarda la differenza tra la valutazione politica di un caso e l’esercizio concreto del potere di grazia. Feltri non mette in discussione le prerogative costituzionali del capo dello Stato, ma rivendica per il ministro della Giustizia la possibilità di esaminare una vicenda che ha generato una forte mobilitazione.

«Pensare che una figura del genere ignori che la concessione della grazia spetti al Capo dello Stato significa attribuirgli una superficialità che la sua storia professionale semplicemente smentisce. Una cosa è il ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica, che nessuno mette in discussione. Un’altra è il ruolo politico e istituzionale del ministro della Giustizia».

La vicenda di Mario Roggero ha provocato la reazione di esponenti politici e cittadini, con petizioni e richieste affinché la sua posizione venga riesaminata sotto il profilo della clemenza individuale. Per Feltri, ignorare queste sollecitazioni avrebbe significato sottrarsi a una parte delle responsabilità politiche connesse al ruolo ministeriale.

«Il caso Roggero ha suscitato una mobilitazione senza precedenti. Migliaia di cittadini hanno firmato una petizione, il dibattito pubblico è stato acceso, molti italiani hanno espresso la convinzione che quella vicenda meritasse una particolare attenzione. Che cosa avrebbe dovuto fare il ministro? Fingere che tutto questo non esistesse?».

Il giornalista sottolinea quindi che prendere in considerazione una richiesta non equivale ad anticipare l’esito del procedimento o a invadere le attribuzioni del presidente della Repubblica.

«Un ministro non è un notaio chiuso nel proprio ufficio. Governa un settore delicatissimo dello Stato e ha anche il dovere di ascoltare ciò che accade nel Paese. Ascoltare, però, non significa decidere. Valutare una vicenda non significa sostituirsi al Presidente della Repubblica».

Il confronto con il Quirinale e l’attacco alla sinistra

Feltri considera legittimo un eventuale confronto tra il ministero della Giustizia e il Quirinale, purché non venga presentato come la conseguenza di una presunta impreparazione del Guardasigilli.

«Naturalmente, se tra Quirinale e Ministero vi è stato un chiarimento istituzionale, ben venga. Le istituzioni dialogano anche per definire con precisione i rispettivi ambiti di competenza. Fa parte della fisiologia della Repubblica».

Ciò che il giornalista respinge è la trasformazione del confronto istituzionale in un attacco personale e professionale contro Nordio.

«Quello che invece non condivido è la caricatura secondo cui Nordio avrebbe avuto bisogno di essere istruito sui fondamenti del diritto costituzionale. Mi permetta di sorridere. Se c’è una persona alla quale difficilmente occorre spiegare la distribuzione delle competenze prevista dalla Costituzione, è proprio Carlo Nordio».

Per Feltri, le decisioni del ministro possono essere contestate nel merito, ma la critica politica non dovrebbe tradursi nella rappresentazione di un esponente del governo inconsapevole delle regole fondamentali dell’ordinamento.

«Possiamo discutere le sue decisioni politiche. Possiamo criticarle. Possiamo ritenerle sbagliate. È il sale della democrazia. Ma dipingerlo come un ministro inconsapevole delle più elementari regole costituzionali mi sembra più propaganda che analisi».

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