Caso Roggero, Ruggeri attacca: “Sul diritto siete incoerenti”. Costamagna replica: “Mi vergogno per te”

Il caso Mario Roggero divide Enrico Ruggeri e Luisella Costamagna, protagonisti di un duro confronto tra accuse, ironie e repliche personali.

Il caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo, provoca un nuovo scontro pubblico. Questa volta il confronto coinvolge il cantautore Enrico Ruggeri e la giornalista Luisella Costamagna, che su X si sono scambiati accuse e battute dopo un intervento dell’artista sulla sentenza.

La discussione è partita da una riflessione di Ruggeri, che ha definito la vicenda «complessa e controversa» e ha riconosciuto la legittimità di opinioni differenti. Nel suo messaggio, però, il cantautore ha collegato il richiamo allo Stato di diritto alle posizioni assunte durante la pandemia da chi sosteneva il green pass.

La replica di Costamagna non è entrata direttamente nel merito della condanna di Roggero, ma si è concentrata sulla figura pubblica del musicista e su due celebri canzoni legate alla sua carriera. Ruggeri ha quindi reagito accusandola di aver scelto l’attacco personale al posto del confronto sulle idee.

Mario Roggero, il messaggio di Enrico Ruggeri

Nel suo intervento, Enrico Ruggeri ha invitato a non ridurre il caso a una contrapposizione semplice tra innocentisti e colpevolisti. Il cantautore ha riconosciuto la complessità della vicenda giudiziaria, ma ha contestato quella che considera un’incoerenza nelle posizioni di alcuni commentatori.

«Qualsiasi opinione è lecita, anch’io ascolto e rifletto. Ma che quelli che difendevano il green pass si appellino allo “stato di diritto” mi sembra quantomeno ridicolo», ha scritto.

Il riferimento alla pandemia ha spostato immediatamente il confronto su un terreno più ampio. Ruggeri ha messo in relazione le restrizioni introdotte negli anni dell’emergenza sanitaria con l’attuale richiamo al rispetto rigoroso delle sentenze e delle istituzioni.

La sua posizione non contesta apertamente il principio dello Stato di diritto, ma punta a evidenziare quella che, nella sua lettura, sarebbe una contraddizione politica e culturale. Il cantautore sostiene infatti che alcune persone oggi richiamino il rispetto delle regole dopo aver appoggiato misure che lui aveva fortemente criticato.

Il caso Roggero diventa così il punto di partenza per una polemica che supera la singola vicenda giudiziaria e coinvolge il tema della coerenza pubblica.

La replica di Luisella Costamagna e l’attacco sulle canzoni

La risposta di Luisella Costamagna è stata immediata e ha assunto un tono apertamente sarcastico. La giornalista ha richiamato due brani molto noti legati al percorso artistico di Ruggeri: “Quello che le donne non dicono” e “Il mare d’inverno”.

«Se quelli che scrivono queste cose non avessero fatto Quello che le donne non dicono o Il mare d’inverno mi vergognerei per loro. O forse mi vergogno per loro lo stesso», ha scritto.

Il messaggio ha colpito direttamente l’autore, mettendo in contrapposizione il valore riconosciuto alle sue canzoni e la posizione espressa sul caso Roggero. Costamagna non ha affrontato il passaggio sul green pass o la valutazione relativa allo Stato di diritto, ma ha scelto una replica costruita sull’ironia e sul giudizio personale.

Proprio questa scelta ha provocato la reazione di Ruggeri, che ha accusato la giornalista di non aver risposto alla questione sollevata.

«Solita procedura, offese senza entrare nel merito», ha replicato il cantautore.

La frase riassume il punto centrale della sua contestazione: secondo Ruggeri, la risposta avrebbe evitato il confronto sull’argomento, preferendo una battuta rivolta alla sua persona e alla sua attività artistica.

Ruggeri rivendica le proprie battaglie e attacca il sistema televisivo

Nella parte successiva della replica, Enrico Ruggeri ha difeso la coerenza delle posizioni sostenute negli ultimi anni. Il cantante ha ricordato di aver pagato conseguenze professionali e personali per le proprie idee, contrapponendo la sua esperienza a quella di chi, a suo giudizio, avrebbe ottenuto visibilità e opportunità sostenendo il sistema.

«Io ho difeso le mie idee pagando un prezzo molto alto. Mentre c’è chi per aver fatto da cassa di risonanza a quel sistema ha avuto in cambio ingaggi, trasmissioni, ospitate… Siamo sicuri che devo vergognarmi io?».

L’affondo amplia ulteriormente lo scontro. Ruggeri non si limita più a difendere il proprio post, ma mette in discussione il rapporto tra informazione, televisione e posizioni pubbliche assunte durante la pandemia.

Il riferimento a «ingaggi, trasmissioni, ospitate» suggerisce l’idea che alcuni protagonisti del dibattito abbiano ricevuto vantaggi professionali per aver sostenuto determinate scelte. La frase non contiene nomi specifici oltre a quelli già coinvolti nello scambio, ma rappresenta un’accusa politica e mediatica molto netta.

Il confronto tra Ruggeri e Costamagna si è quindi allontanato progressivamente dal caso di Mario Roggero. La condanna del gioielliere è rimasta l’origine della discussione, mentre il botta e risposta si è trasformato in uno scontro sulla coerenza, sulla libertà di espressione e sul modo in cui vengono affrontate le opinioni sgradite.

Da una parte, Ruggeri rivendica il diritto di porre domande e sostiene di essere stato attaccato senza una risposta nel merito. Dall’altra, Costamagna utilizza l’ironia per contestare una posizione che evidentemente considera incompatibile con l’immagine pubblica del cantautore.

L’ultima domanda di Ruggeri, «Siamo sicuri che devo vergognarmi io?», resta il passaggio più duro dell’intero scambio e sintetizza il tono assunto da una polemica nata dalla vicenda Roggero ma diventata rapidamente personale.

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