Giappone storiche scuse alla Corea del Sud per le schiave del sesso

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Una questione delicatissima andata avanti per tanto, anzi troppo tempo, finalmente pare sia arrivata all’epilogo. Il Giappone e la Corea del Sud hanno finalmente sottoscritto un accordo di pacificazione sulla questione delle “comfort women”.

Le “comfort women”erano, durante il periodo della seconda guerra mondiale, quelle ragazze che, allettate da un lavoro sicuro e tranquillo in fabbrica venivano in realtà messe sulla strada della prostituzione per allietare le ore e le giornate dei soldati nipponici.

Quindi venivano prelevate dai loro paesi come Seoul, le Filippine, la Cina, il Vietnam e la Thailandia, praticamente dai paesi soggetti a Tokyo e, dietro la falsa promessa di una vita agiata e serena o, perlomeno tranquilla e dignitosa, venivano date in pasto ai militari.

Queste donne, sopratutto molto giovani, erano costantemente picchiate se provavano a ribellarsi e poi ripetutamente violentate. Negli anni Quaranta si contano circa 20mila donne usate per tali scopi ma in realtà dovrebbero essere state circa 410mila.

Queste donne, in seguito hanno riportate tantissime ferite sia fisiche che dell’anima, molte non si sono più riprese e tante sono quelle rimaste sterili. Ma il numero maggiore di queste donne trattate in questo modo hanno perso la vita.

Oggi solo una è la voce che ha raccontato la sua esperienza anche se sotto falso nome e tutti quegli avvenimenti li ha raccolti in uno scritto firmato Suzuko Shirota. Circa due anni fa o poco meno, nel mese di agosto del 2014, 54 donne sopravissute a tale orrore sono state ricevute in udienza da Papa Francesco.

Finalmente dopo che tutti questi anni questo capitolo tristissimo è stato più volte tenuto nascosto, oggi ci sono delle scuse ufficiali. Il ministro degli esteri Fumio Kishida ha dichiarato: “Il premier Shinzo Abe esprime il suo rimorso per tutte coloro che come “comfort women” hanno vissuto sofferenze e subito danni psicologici e ferite fisiche”.

Pare che il governo intenda risarcire queste donne con la creazione di un fondo di un miliardo di yen che corrisponde a circa sette milioni e mezzo di euro. Il ministro sudcoreano Yuon Byung-se ha dichiarato: “Se il Giappone manterrà le promesse, la questione è risolta finalmente e irreversibilmente”.

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