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Silvia Romano racconta la sua prigionia, e la sua conversione all’Islam, precisa “non mi chiamo più Silvia ma Aisha”

La giovane cooperante Silvia Romano ha raccontato, in una lunga intervista, la sua prigionia. La giovane donna ha raccontato di essere stata trattata bene e di non essere mai stata minacciata di morte.

I suoi carcerieri la rassicuravano: “Mi hanno detto che non mi avrebbero fatto del male, che mi avrebbero trattata bene. Ho chiesto di avere un quaderno, sapevo che mi avrebbe aiutata”.

Silvia Romano durante la sua prigionia leggeva il Corano e pregava. In quei lunghi mesi di prigionia è maturata la sua conversione all’Islam.

La Romano ha voluto precisare che “Non mi chiamo più Silvia ma Aisha”. La donna è stata sempre tenuta in ostaggio da uomini che parlavano una lingua incomprensibile.

Solo uno dei suoi sequestratori parlava un po’ di inglese. Durante la sua prigionia in Somalia è stata segregata in sei luoghi differenti.