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Team di ricerca italiano scopre l’origine dell’Alzheimer

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L’ Alzheimer è una patologia scoperta nel lontano 1906 dal neuropatologo tedesco Alois Alzheimer dal quale ha preso il nome.

Fino ad ora nessuno era riuscito a comprendere come si formasse questa subdola malattia.

Ma oggi, nel 2014 forse possiamo dire di essere arrivati ad una svolta anche se siamo molto lontani ancora dalla cura.

Se pensiamo che ad oggi sono 44 milioni di persone i malati di Alzheimer e che si prevede che tra quarant’anni i malati saranno più di 80 milioni capiamo quanto sia urgente che la ricerca vada avanti, progredisca per arrivare ad una cura.

La ricerca, così va avanti, dicevamo ma purtroppo molto lentamente anche perché si tratta di uno studio per niente facile se consideriamo che l’organo da studiare è il più nobile, il cervello.

Questa è una malattia che colpisce prevalentemente gli over 65enni ma, in alcuni casi, si può manifestare anche in un’età più giovane.

Spesso è ereditaria ma non necessariamente.

I primi sintomi sono degli estemporanei vuoti di memoria, man mano che passa il tempo sempre più frequenti, sbalzi di umore improvvisi ed incontrollabili fino ad una completa perdita di memoria e di incapacità di ricordare nomi, avvenimenti fino ad arrivare a non riconoscere più alcun volto neppure quello più familiare.

La drammaticità della malattia non colpisce solo i malati,ma come è facilmente intuibile, anche tutti coloro che li vivono abitualmente e se ne prendono cura.

Ma da qualche tempo comincia a esserci qualche notizia finalmente positiva e questo grazie ad una scoperta che potremmo definire rivoluzionaria.

Il team che ha il merito di essere arrivato a questa scoperta è quello dell ‘Istituto Europeo per la ricerca del cervello, istituto fondato dal premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini.

Ma andiamo con ordine perché la materia non è certo una delle più semplici.

L ‘Istituto Europeo per la ricerca del cervello ha studiato per capire da dove scaturisce la patologia e dopo anni di studi è arrivato ad una risposta che potrebbe dare una svolta nella ricerca e nella prevenzione della malattia.

Gli studi sono stati condotti su di un criceto che aveva l’Alzheimer e che fatto capire che la malattia insorge quando alcune cellule che si trovano nel cervello fanno fuoriuscire, all’improvviso, delle proteine composte da parti minuscole di Dna, le beta-amiolidi.

Queste proteine appena fuoriescono si raggruppano e si posizionano su alcune parti del cervello costituendo delle placche.

Queste placche causano la patologia perché vanno a spegnere poco alla volta la funzionalità del cervello.

A questo punto ai ricercatori rimaneva da capire come impedire questo processo e l’hanno intuito con l’utilizzo di raggi luminosi che riescono ad impedire la fuoriuscita delle proteine beta-amiolidi.

Dunque, fondamentale è intervenire prima che queste proteine vengano rilasciate per prevenire l’insorgere della malattia perché un intervento successivo e quindi l’utilizzo dei raggi luminosi non porterebbe alcun beneficio.

Se possiamo affermare che la ricerca è a buon punto non possiamo trascurare di dire che non è chiaro quando le proteine stanno per essere espulse e, dunque, individuare il momento prima che la malattia si manifesti.