Bufera su Ilaria Salis: elogia Hamas e sulla pace a Gaza “E’ merito nostro”
Le parole dell’eurodeputata, Ilaria Salis, scatenano la polemica: il suo post sulla tregua a Gaza ignora Donald Trump e accredita la “lotta globale contro il genocidio”.
Ilaria Salis, il post che accende la miccia
Ci vuole coraggio, e tanto, per scrivere ciò che ha scritto Ilaria Salis. In un commento sulla tregua raggiunta tra Hamas e Israele, l’eurodeputata ha celebrato la “resistenza in Palestina” e la “lotta in tutto il mondo contro genocidio e colonialismo” come protagoniste del primo passo verso la pace. Nessun accenno, invece, a Donald Trump — il “puzzone”, come lo definisce ironicamente chi la critica — né al ruolo decisivo degli Stati Uniti nel favorire il cessate il fuoco e lo scambio di prigionieri. Una scelta che ha immediatamente scatenato le reazioni indignate del mondo politico e dei social. Per molti, le sue parole rappresentano l’ennesima dimostrazione di quanto la linea dell’eurodeputata resti distante dalla realtà geopolitica.
La replica: “Credere che la piazza abbia fermato la guerra è assurdo”
Nel suo post, Salis ha attribuito il merito del cessate il fuoco a chi ha protestato nelle piazze di mezzo mondo, sostenendo che “la resistenza in Palestina” abbia spinto Israele verso la tregua. Una visione che molti hanno definito “romantica”, se non “delirante”. I critici ricordano che proprio quella “resistenza” è stata la causa del prolungarsi del conflitto, con Hamas che ha rifiutato più volte di liberare i 48 ostaggi ancora prigionieri nei tunnel della Striscia. “Ma davvero può credere, Nostra Signora Immunità, che le proteste Pro Pal abbiano influito sulle decisioni prese da Netanyahu o da Trump?”, scrivono diversi commentatori. L’idea che le manifestazioni in Italia o in Gran Bretagna possano aver condizionato il cessate il fuoco appare, a molti, semplicemente insostenibile.
Trump e il peso della realtà
Dietro la scelta di non citare Trump, secondo i più, ci sarebbe la difficoltà politica di riconoscere che un leader etichettato come “fascista, razzista e sessista” abbia ottenuto un risultato diplomatico rilevante. Eppure i fatti parlano chiaro: Washington ha mediato lo scambio di prigionieri, spinto Israele a ritirare parte delle truppe da Gaza e aperto un fragile ma concreto percorso di tregua. Pensare che Tel Aviv, impegnata contemporaneamente contro Hamas, Hezbollah, l’Iran e gli Houthi, si sia fermata per qualche kefiah agitata in piazza è un paradosso. Persino alcuni sostenitori di Salis lo riconoscono: “Purtroppo non credo proprio che sia stata la nostra resistenza a fare decidere a Trump e compagnia bella il cessate il fuoco. Sono solo gli interessi economici, noi non abbiamo influito su nulla. Questa è la verità”, scrive un suo follower, riportando il dibattito con i piedi per terra.
